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Una formulazione di controllo, espansa nel tempo, per l’MRP “capacità finita”

Il Material Requirements Planning è stato storicamente pensato come un sistema di propagazione dei fabbisogni: la domanda dei prodotti finiti si trasmette lungo la distinta base, e ogni item aggiorna localmente disponibilità, fabbisogni netti e ordini pianificati. Questa logica funziona bene finché si assume, implicitamente, che la capacità produttiva sia illimitata. Ma questa assunzione è
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Ripensare l’MRP: dall’esplosione ricorsiva alla propagazione strutturata

Questo lavoro propone una rilettura dell’MRP non come semplice procedura di esplosione ricorsiva della distinta base, ma come un sistema strutturato di propagazione delle dipendenze nel tempo. Il punto centrale è che gran parte del costo computazionale tradizionalmente associato all’MRP non dipende dal problema in sé, ma dal modo in cui la propagazione dei fabbisogni
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MRP come sistema matematico: una riformulazione matriciale e tensoriale

Questo lavoro propone una rilettura strutturale del Material Requirements Planning (MRP), tradizionalmente implementato come procedura sequenziale e ricorsiva. Il contributo centrale consiste nel mostrare che la logica dell’MRP non è intrinsecamente algoritmica, ma può essere espressa come un sistema di trasformazioni matematiche. In particolare, il modello viene riformulato in termini matriciali, dove l’esplosione multilivello della
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Una formulazione state-space espansa nel tempo per la pianificazione dei fabbisogni materiali

Il Material Requirements Planning (MRP) è tradizionalmente visto come un algoritmo che risponde a tre domande fondamentali: cosa produrre, quanto produrre e quando produrre.Ma questa visione, pur efficace, resta limitata: descrive un processo, non un sistema. In questo lavoro propongo una riformulazione dell’MRP attraverso un modello state-space espanso nel tempo. L’idea centrale è trattare la
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Quod Scripsi, Scripsi: Quando un abruzzese scrive storia

La testardaggine non è ostinazione. È fedeltà alla propria parola. Forse abbiamo bisogno di più Pilato: nel Credo, accanto a Gesù e Maria, compare un solo nome umano — ed è quello di chi lo ha consegnato. Quod Scripsi, Scripsi “Quello che ho scritto, ho scritto.” Tre parole. Una frase. Ponzio Pilato la pronuncia quando
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Unclassified: essere Xennial

Non so esattamente a quale generazione appartengo. Sono nato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 — abbastanza presto per non essere digitale, abbastanza tardi per non essere analogico fino in fondo. Non mi sono mai riconosciuto completamente né nella Gen X né nei Millennial, e per molto tempo non ci ho
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La Fata Turchina non è un algoritmo

Dopo Pinocchio, serve la Fata. Nel mio articolo precedente ho parlato dell’Effetto Pinocchio: l’AI che “mente” senza saperlo, producendo affermazioni false con una forma perfetta, convincente, rassicurante. Bugie senza intenzione, ma non per questo innocue. C’è però un punto che resta spesso sottinteso: Nella favola, Pinocchio non si corregge da solo. Il naso cresce, sì.
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Perché la vostra azienda ha bisogno di un Don Camillo e di un Peppone

Ho letto tutti i libri di Guareschi su Don Camillo e Peppone. Non per fare il nostalgico o l’intellettuale, semplicemente perché mi piacevano. E dopo anni passati a vivere le dinamiche aziendali e vedere da vicino vari modelli di leadership, mi sono accorto di una cosa: quelle storie contenevano un modello organizzativo che oggi nessuno
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La lezione di management che ho imparato dal rubinetto della cucina

Nessuno nota il rubinetto quando funziona. Diventa importante solo quando si rompe. Sembra assurdo, lo so. Ma dopo anni passati a vedere team funzionare (e implodere), ho capito che questa analogia racconta qualcosa di vero sul management che funziona davvero. Il flusso giusto Un buon rubinetto non sommerge il lavandino né ti fa aspettare tre
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No, il cervello non si spegne con l’AI

C’è un’immagine che torna di continuo nei social: tre cervelli affiancati, quello “con i libri” acceso a tutta potenza, quello “con Google” un po’ meno brillante, quello “con l’AI” quasi spento. Funziona perché fa leva su una paura antica: se delego un pezzo di lavoro mentale a una macchina, divento più stupido. È un’intuizione potente,