Da esclusi a protagonisti: come i NEET potrebbero diventare i nuovi leader dell’AI in Italia

2,2 milioni di giovani fuori da scuola e lavoro. Ma forse, per la prima volta, hanno un vantaggio: il TEMPO per imparare davvero l’Intelligenza Artificiale.


Parliamo di una cosa che mi colpisce ogni volta che guardo i dati: in Italia abbiamo 2,2 milioni di giovani che non studiano, non lavorano, non sono in formazione. Il 15,2% della fascia 15-29 anni. Siamo secondi in Europa¹ (purtroppo non è una medaglia d’argento).

Ma mentre tutti discutiamo delle cause – e ne abbiamo discusso per anni – sta succedendo qualcosa di interessante. Questi ragazzi, che sembrano così disconnessi dal mondo “produttivo”, stanno incontrando l’intelligenza artificiale. E il risultato potrebbe sorprenderci.

Quando AI/LLM diventa il primo amico che non ti giudica

Un dato che mi ha fatto riflettere: un giovane su sei usa già l’AI per consigli sul benessere mentale². Non è una statistica astratta – dietro c’è una realtà che dovremmo prendere sul serio.

Proviamo a metterci nei panni di un ventenne che non lavora da due anni. La mattina ti svegli senza una destinazione. Gli amici sono tutti presi dalle loro vite. I genitori ti guardano con quella miscela di preoccupazione e frustrazione che conosci bene. Poi accendi il computer e trovi AI/LLM.

Per la prima volta, qualcuno ti ascolta senza giudicare. Ti risponde sempre, non importa che ore siano. Non si stanca se fai la stessa domanda tre volte perché non hai capito. Non ti fa sentire stupido quando confessi che non sai come si scrive un CV.

È rivoluzionario? Forse. È preoccupante? Anche.

L’AI che abbatte i muri (e li costruisce)

Quello che stiamo vedendo è una democratizzazione dell’apprendimento senza precedenti. Un ragazzo NEET oggi può imparare a programmare conversando con l’AI. Può sviluppare competenze di marketing digitale, creare contenuti, progettare app. Tutto dal salotto di casa, senza dover affrontare aule, professori, compagni di corso che magari lo mettono a disagio.

Ma c’è un “però” grande come una casa. E lo sanno bene gli esperti che studiano questo fenomeno: i ragazzi oggi creano legami affettivi con l’intelligenza artificiale, spesso come conseguenza di “una solitudine abissale che viene prima”³.

Ecco il paradosso: lo strumento che potrebbe essere la chiave per l’inclusione rischia di diventare l’ennesima forma di isolamento. Solo più sofisticata.

Le professioni che nascono dall’oggi al domani

Ma non possiamo fermarci ai rischi. Perché nel frattempo, l’economia si sta trasformando a una velocità impressionante. Stanno nascendo lavori che cinque anni fa non esistevano:

Prompt engineer – gente che sa “parlare” con l’AI per ottenere risultati precisi. Content creator potenziati dall’AI che producono video, podcast, articoli a ritmi impensabili. Consulenti che offrono servizi tradizionali ma con l’AI come “assistente invisibile”.

E indovina chi ha il tempo per sperimentare con queste cose? Proprio loro, i NEET. Mentre noi siamo tutti presi dalle nostre routine, loro possono permettersi di passare otto ore al giorno a capire come funziona davvero questa roba.

I numeri che fanno riflettere

Gli studi dicono che nei prossimi dieci anni sei milioni di lavoratori italiani potrebbero essere sostituiti dall’AI, mentre altri nove milioni dovranno integrarla nel loro lavoro⁴. Sembra una minaccia, vero?

Ma se ci pensi bene, chi è messo meglio per affrontare questo cambiamento: un quarantenne con un lavoro stabile che deve “riconvertirsi”, oppure un ventenne che non ha niente da perdere e tutto il tempo per imparare?

I NEET potrebbero trovarsi dalla parte giusta della storia per la prima volta da anni.

Possiamo fare qualcosa?

Non sto dicendo che l’AI risolverà magicamente il problema NEET. Sarebbe ridicolo. Ma potremmo usarla meglio.

Immaginatevi centri dove questi ragazzi possano sperimentare con l’intelligenza artificiale, ma in gruppo. Dove l’AI diventa un facilitatore sociale, non un sostituto delle relazioni umane.

Programmi dove giovani NEET vengono abbinati con professionisti che usano quotidianamente l’AI. Non corsi teorici, ma affiancamenti pratici. “Guarda come uso ChatGPT per gestire i miei clienti. Ora provaci tu.”

Progetti concreti dove i NEET usano l’AI per risolvere problemi del territorio. Creare chatbot per aiutare gli anziani, sviluppare app per il volontariato locale, automatizzare servizi per piccole imprese. L’AI diventa strumento di utilità sociale, non di fuga dalla realtà.

E poi, perché no, forme di sostegno economico legate alla partecipazione attiva in questi percorsi. Non assistenzialismo, ma investimento nel futuro.

La solitudine ai tempi dell’intelligenza artificiale

Ma torniamo al punto più delicato: il rischio che l’AI peggiori l’isolamento invece di risolverlo. Le ricerche lo confermano: l’uso smodato riduce l’empatia e le competenze comunicative⁵. Esattamente quello che un NEET non può permettersi di perdere.

Come se ne esce? Non demonizzando la tecnologia, ma usandola consapevolmente. L’AI può essere il primo passo per ritrovare fiducia, ma non deve diventare l’ultimo. Può essere la palestra dove allenarti prima di tornare nel mondo reale, non il posto dove rimanere per sempre.

Una generazione che potrebbe sorprenderci

Sono convinto di una cosa: stiamo sottovalutando questi ragazzi. Li vediamo come un peso, un problema da risolvere. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare, hanno qualcosa che manca a molti di noi: tempo libero, necessità di reinventarsi, e – paradossalmente – meno da perdere nel rischiare su cose nuove.

L’intelligenza artificiale sta cambiando tutto. Chi meglio di chi non ha vincoli può permettersi di esplorare questo cambiamento fino in fondo?

Certo, serve accompagnarli. Serve evitare che si perdano nei meandri della tecnologia. Serve costruire ponti tra il mondo virtuale e quello reale. Ma se riusciamo a farlo, potremmo scoprire che i nostri 2,2 milioni di NEET sono in realtà la generazione più preparata per il futuro che ci aspetta.

La scommessa che vale la pena fare

Siamo a un bivio. Possiamo continuare a guardare l’intelligenza artificiale con sospetto e i NEET con rassegnazione. Oppure possiamo provare a mettere insieme questi due pezzi del puzzle in modo costruttivo.

Non sarà facile. Non sarà automatico. E sicuramente non funzionerà per tutti. Ma per quelli per cui funziona, potrebbe cambiare tutto. Non solo per loro, ma per tutti noi.

Perché una società che sa trasformare l’esclusione in opportunità, l’isolamento in innovazione, il tempo “perso” in investimento per il futuro, è una società che ha capito davvero cosa significa progresso.

Il resto sono solo chiacchiere.


Tu che ne pensi? Hai mai visto da vicino l’interazione tra giovani e AI? Credi che questa possa essere davvero una strada per l’inclusione? Parliamone.

Fonti:

  1. ISTAT, Rapporto 2024 – NEET Italia fascia 15-29 anni (15,2%) e 15-34 anni (2,2 milioni)
  2. “Intelligenza artificiale: 1 giovane su 6 la usa per consigli sul benessere mentale” – Libreriamo.it, 2024
  3. Garante Privacy su giovani e AI – Il Sussidiario, 2024
  4. Studio Censis-Confcooperative 2024 sull’impatto dell’IA sul lavoro
  5. Ricerche su impatti socio-emotivi dell’AI sui giovani vulnerabili

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Uso di strumenti di intelligenza artificiale: questo contenuto è stato ideato e revisionato anche con il supporto di strumenti di AI generativa (ChatGPT, Claude, Perplexity); la versione finale è stata personalmente verificata e approvata dall’autore.