È di nuovo quel periodo dell’anno. Liste di buoni propositi ovunque. Ogni gennaio ci trasformiamo in macchine della produttività, ossessionati dal diventare versioni più efficienti, più competitive, più “utili” di noi stessi.
E se per una volta facessimo l’esatto contrario? Se il nostro unico proposito per il 2026 fosse dedicarci a qualcosa di completamente inutile?
Il paradosso del nostro tempo
Viviamo nell’epoca dell’ottimizzazione totale. Ogni minuto deve avere uno scopo, ogni hobby deve migliorare una competenza, ogni attività deve portarci da qualche parte. Persino il riposo è diventato “recovery” e il divertimento “networking”. Abbiamo trasformato l’esistenza in una to-do list infinita.
Eppure il filosofo italiano Nuccio Ordine, nel suo manifesto arriva a dire che abbiamo bisogno dell’inutile come abbiamo bisogno delle funzioni vitali essenziali.
La saggezza antica dell’inutile
L’idea non è nuova. Nel quarto secolo avanti Cristo, il filosofo taoista Zhuang-zi sosteneva che per conoscere ciò che è utile bisogna prima sapere ciò che è inutile. Le sue parabole narrano di alberi che vivono lunghe vite proprio perché, essendo considerati inutili per la costruzione, nessuno li abbatte. L’inutilità come protezione. Come libertà.
Nel 1932, Bertrand Russell scriveva che un danno immenso è causato dalla convinzione che il lavoro sia una virtù. Quattro ore di lavoro al giorno sarebbero sufficienti, sosteneva Russell. Il resto del tempo? Dedicato all’ozio creativo, a ciò che non serve.
La filosofa ungherese Agnes Heller ribaltava la logica: si dovrebbero imparare prima di tutto solo cose inutili. Greco antico, latino, matematica pura, filosofia. Con questo bagaglio di sapere inutile si può fare tutto. Con il sapere utile si possono fare solo piccole cose.
L’essenza dell’essere umani
C’è qualcosa di profondamente umano nel fare cose inutili. Forse è proprio questa capacità che ci distingue dagli altri esseri viventi. Un uccello costruisce il nido per necessità. Noi costruiamo castelli di carte per il puro piacere di vederli stare in piedi.
Lo scrittore Haruki Murakami dice: «In questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza».
José Saramago suggerisce che gli hobbisti agiscono per una sorta di angoscia metafisica. Non possono sopportare l’idea che il caos domini l’universo e, con i loro poteri limitati, cercano di imporre un ordine sul mondo. Collezionare francobolli, catalogare farfalle, memorizzare sequenze di carte. Gesti che non cambiano il mondo ma che danno senso al nostro starci dentro.
Non serve nemmeno un elenco di attività, in fondo. Ognuno sa quali gesti, apparentemente superflui, gli restituiscono quella libertà interiore che nessun obiettivo può dare.
Il beneficio nascosto
Quando facciamo qualcosa senza aspettarci un ritorno, senza misurare la performance, senza confrontarci con altri, entriamo in uno spazio diverso. Uno spazio di pura esistenza.
Non c’è ansia da prestazione quando il tuo hobby è contare le crepe sul soffitto. Non c’è competizione quando decidi di imparare a memoria le capitali di stati che non esistono più. Non c’è pressione sociale quando il tuo passatempo è piegare tovaglioli in forme diverse.
Ovidio lo scriveva duemila anni fa: magis utile nil est / artibus his quae nil utilitatis habent – nulla è più utile di queste arti che non hanno alcuna utilità. L’inutile ci restituisce a noi stessi. Ci sottrae alla tirannia dell’efficienza.
Il proposito
Ecco il proposito per il 2026: scegliete qualcosa di completamente inutile. Dedicategli tempo con la stessa serietà con cui altri si dedicano alla carriera o al fitness. Non perché vi migliorerà, non perché potrete metterlo sul curriculum, non perché impressionerà qualcuno.
Fatelo proprio perché non serve a niente.
In un mondo che ci vuole sempre utili, produttivi, ottimizzati, fare qualcosa di inutile è forse l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere. Vuol dire rivendicare il diritto di esistere non solo come ingranaggi di un sistema, ma come esseri umani capaci di meraviglia e gratuità.
Mentre gli altri correranno verso i loro obiettivi del 2026, voi potrete stare fermi. Contare le stelle, piegare carta, fischiare sinfonie. E quando vi chiederanno “A cosa serve?”, sorridete. “A niente”, potete dire. “Ed è esattamente per questo che conta”.
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Nota sull’uso di IA: l’autore ha utilizzato strumenti di IA generativa (ChatGPT, Claude, Perplexity) come supporto alla scrittura e ha interamente rivisto e approvato il testo finale.
