The Gully

Ogni giorno migliaia di persone percorrono l’autostrada tra Pescara e Vasto. Quasi nessuno lo sa, ma nel tratto sopra la valle del Moro, vicino a Ortona, si trova uno dei luoghi più sanguinosi della campagna d’Italia nella Seconda Guerra Mondiale.

Si chiamava The Gully. Una profonda incisione nel terreno, niente di più.

Nel dicembre del 1943 divenne una trappola mortale. Centinaia di soldati combatterono e morirono lì nel tentativo di avanzare verso Ortona. Tra loro molti giovani venuti dall’India, da villaggi lontanissimi, in una terra di cui probabilmente non avevano mai sentito parlare. Alcuni non avevano ancora vent’anni.

Oggi ci passiamo sopra in macchina senza nemmeno pensarci.

Questo mi ha fatto pensare a una domanda che non ha risposta facile: che senso aveva il loro sacrificio?

Per me quella domanda non è solo storica: ha qualcosa di più personale, perché percorro tutti i giorni una strada sotto la quale morirono giovani venuti dalla terra in cui sono nato.

La storia non semplifica e nessuna vita si misura in termini di utilità. Però una cosa si può dire: la pace che diamo per scontata non è sempre esistita. È stata costruita da persone che hanno affrontato cose che la maggior parte di noi non dovrà mai affrontare.

Anche nel lavoro quotidiano vediamo il risultato, il progetto concluso, il traguardo raggiunto, l’autostrada liscia sotto le ruote. Quello che non vediamo è il Gully che ci sta sotto: gli errori evitati per tempo, i problemi risolti di notte, le decisioni prese in silenzio, i sacrifici che nessuno ha mai celebrato ma senza i quali nulla di quello che esiste oggi sarebbe stato possibile.

I leader mediocri festeggiano il traguardo, i leader veri ricordano anche il percorso.

La prossima volta che percorrete quel tratto di autostrada, fate una cosa sola: ricordate cosa c’è sotto quell’asfalto.

Sotto c’è una valle. E in quella valle ci sono ancora i nomi di ragazzi che non hanno mai visto il futuro che stavano costruendo.

Forse basta già questo.


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Nota sull’uso di IA: l’autore ha utilizzato strumenti di IA generativa (ChatGPT, Claude, Perplexity) come supporto alla scrittura e ha interamente rivisto e approvato il testo finale.