La testardaggine non è ostinazione. È fedeltà alla propria parola.
Forse abbiamo bisogno di più Pilato: nel Credo, accanto a Gesù e Maria, compare un solo nome umano — ed è quello di chi lo ha consegnato.
Quod Scripsi, Scripsi
“Quello che ho scritto, ho scritto.”
Tre parole. Una frase. Ponzio Pilato la pronuncia quando gli chiedono di cambiare l’iscrizione sulla croce. E da duemila anni quella frase definisce un carattere.
Una tradizione lo colloca nel Picenum, forse nell’area dell’attuale Abruzzo. Non è storia certa, ma è una chiave di lettura interessante. Mi piace pensare che Pilato fosse abruzzese.
Nato probabilmente a Biseptum — l’antica Bisenti (TE) — cresciuto guardando il Fiscellus Mons, quello che oggi chiamiamo Gran Sasso. Ma questa lettura, vera o leggendaria, illumina qualcosa di reale: un uomo di montagna mandato a governare il caos di Gerusalemme. Quando lo rileggi con questa chiave, tutto cambia: Quod scripsi, scripsi non è arroganza romana.
È caparbietà abruzzese.
Pilato parla poco. Ascolta molto. Osserva tutto. Quando gli portano Gesù, non urla. Non si agita. Fa domande. Cerca vie d’uscita. Tenta ogni strada diplomatica possibile. Ma alla fine decide. E quando decide, lo fa in silenzio, da buon abruzzese agisce e poi tace.
Quando i sacerdoti chiedono a Pilato di modificare l’iscrizione — da “Re dei Giudei” a “Egli disse di essere re dei Giudei” — la risposta è secca:
Quod scripsi, scripsi.
Non è arroganza ma è fedeltà alla propria parola. Da buon abruzzese, quando scrive qualcosa, lo scrive sulla pietra. Non sulla sabbia. E una volta scritto, non si ritratta. Non per orgoglio, ma perché ritrattare significherebbe tradire ciò che sa essere vero.
Pilato ha condannato un innocente. Lo sa. Non può salvarlo. Ma può fare una cosa: scrivere chi era davvero.
E quella verità, una volta scritta, non la cancella.
Pilato sa di essere in una situazione senza uscita. Gerusalemme è una polveriera. Roma vuole ordine. I sacerdoti vogliono sangue. Il popolo vuole un messia — ma non quello. E lui, nel mezzo, deve governare. Non si lamenta. Non cerca pietà. Porta il peso.
Gli abruzzesi hanno sempre fatto così: resistono. Hanno ricostruito dopo i terremoti. Hanno resistito alle invasioni. Hanno custodito la loro terra anche quando la terra tradiva. Non cercano compassione. Non drammatizzano. Portano. E vanno avanti.
Pilato non cerca consenso. Non fa sondaggi. Non delega la responsabilità: Scrive. Firma. E si assume il peso di quella firma.
Un abruzzese non perde mai il suo riferimento: la montagna.
Pilato, a Gerusalemme, guarda sempre verso l’alto. Verso il Gòlgota. Verso il cielo che copre quei monti aridi, così diversi dai suoi. E quando torna — perché torna sempre a casa — guarda il Fiscellus Mons. La bella addormentata. Il suo nord. La montagna non mente. Non si muove. Non tradisce. È il punto fisso.
Per un vero leader questo significa avere un principio non negoziabile. Un valore a cui tornare quando tutto si confonde. Per Pilato, quel principio è la verità scritta. Ha condannato. Ma ha scritto la verità su chi ha condannato. E quella verità è il suo punto fisso.
Sono convinto che Pilato non fosse il tipo da fare una domanda simile — “Che cos’è la verità?” — senza avere la pazienza di aspettare la risposta. Un abruzzese vero non fa domande per retorica. Le fa perché vuole sapere. E sono convinto che Gesù quella risposta gliel’abbia data. È una conversazione che appartiene solo a loro, custodita in silenzio come si custodiscono le cose che pesano.
Ma chi sa ascoltare la montagna, sa anche custodire ciò che la montagna gli dice.
Pilato non è un eroe. Non è un santo. È un uomo che ha fatto una scelta sbagliata per evitare un disastro peggiore. E convive con quella scelta. Non si assolve. Non riscrive la storia. Non si lava le mani davvero — il gesto è simbolico, ma la firma resta.
Quod scripsi, scripsi non è la frase di un arrogante. È la frase di un uomo che ha ascoltato tutto, valutato tutto, scelto consapevolmente — e non tradisce la propria scelta. Leadership silenziosa. Testarda. Fedele.
In un mondo dove i leader cambiano idea ogni settimana, dove le dichiarazioni vengono riscritte in base ai like, dove la responsabilità viene sempre scaricata su altri — quella frase suona come un anacronismo. O forse come un’esigenza.
La montagna non cambia forma per accontentare chi la guarda.
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Nota sull’uso di IA: l’autore ha utilizzato strumenti di IA generativa (ChatGPT, Claude, Perplexity) come supporto alla scrittura e ha interamente rivisto e approvato il testo finale.
